Bomba carta a San Giorgio a Cremano
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Bomba carta a “Toscana Oggi”
Sul numero di “Toscana Oggi” in edicola domenica 29
aprile 2012 Michele Brancale recensisce “Bomba carta” per la rubrica Semafori letterari. Di seguito, il testo.
Prisco, editoria esplosiva in «napolese»
e toscano
“Insomma. L’avite o non l’avite stu bigliette?”: Don Ciccio Ingravallo, il commissario abruzzese del Pasticciaccio gaddiano, ha un erede a Roma che pensa e parla napoletano. E’ il partenopeo Gaetano Santaniello, ex Dia spedito nell’Urbe per una relazione “pericolosa” con una giornalista salernitana. E’ un po’ Milian, ha lo sguardo di Sergio Leone barbuto, ma è soprattutto un antieroe dalla fibra onesta e pervicace, uno che non riesce ad approfittare ma sa fare il suo mestiere, parlando e pensando in napolese, un mix di italiano e dialetto del Vesuvio. Il commissario di ‘Bomba carta’, di Francesco Prisco (ed. Guida) ha un debole per la figlia che viene a trovarlo all’improvviso a Roma. Finge di essere infastidito, ma sotto sotto è contento. Non riescono a capirsi, ma indirettamente è lei a metterlo sulla pista giusta – notevoli le pagine di Santaniello nell’appartamento del ragazzo di lei a Piramide – nel caso più scottante che gli sia capitato dopo le inchieste antimafia: l’irruzione nella cronaca di un gruppo terroristico sui generis, colto, puntuale a colpire prima i nomi e poi a pianificare una strage a Firenze contro l’editoria dominante, all’insegna di un abile slogan: “Non siate indifferenti. Siate differenti”. E’ ancora più abile Prisco – alla sua seconda prova narrativa, un romanzo robusto dopo il racconto lungo ‘Psychedelicon’ – a scandagliare attraverso una trama ben articolata, carica di suspence, il pianeta editoria, colonizzato all’80 per cento da un’industria di prima grandezza che fa marketing più che cultura e lasciato per il resto a piccoli e medi pesci, alcuni un po’ piranha, dai denti aguzzi, ritratto in piccolo dei più grandi. Dici editori e pensi libri, istintivamente. Ma è molto di più. Sono cento lingotti d’oro, di cui 99 in mano a sei orefici soltanto e uno ad altri mille. Prisco scioglie e non scioglie, lascia intuire una verità e lascia aperta la porta ad altre interpretazioni. Sono le vittime stesse all’origine di una sorta di strategia della tensione, un moloch che mangia se stesso e anche i suoi figli? O è il terrorismo dei figli di papà? Santaniello ha capito ma non lo dice al lettore, preferisce essere fregato che fregare, ma senza farsi calpestare. E’ una morale forse minima, ma tenace, che il suo successore butterà nel cestino e che Prisco affida alle sue pagine e a chi le leggerà. Napoletano e toscano, una vita tra Napoli e Campi Bisenzio, Prisco scava stilisticamente nel solco aperto dal genio di Gadda in abruzzese e romanesco, percorso da Camilleri in siciliano e genovese (andrebbe ben riscoperto ‘La mossa del cavallo’), restituendo in “napolese”, romanesco e toscano la lingua parlata e pensata, un mix che dice tanto della vitalità dell’italiano contaminato. Una bella prova, riuscita.
Michele Brancale
Bomba carta a Benevento
Processo al sistema delle concentrazioni editoriali
Il Comitato Promotore Club Unesco Benevento Santa Sofia, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, organizza un incontro – dibattito il giorno 2 maggio 2012 alle 17.30 nella Biblioteca Provinciale sita in Corso Garibaldi.
Saluti
Paola Cecere Perrella
Coordinatre Club Unesco Benevento Santa Sofia
Interventi
Mario Guida
Editore
Francesco Prisco
Giornalista “Sole 24 Ore” – Autore del libro “Bomba Carta”
Nico De Vincentis
Giornalista “Il Mattino”, Rai 3
Carlo Falato
Assessore alla Cultura Provincia Benevento
Moderatore
Maria Cristina Donnarumma Zotti
Bomba carta a “Famiglia Cristiana”
Nel numero del 18 marzo 2012 di “Famiglia Cristiana”
Eugenio Arcidiacono di “Famiglia Cristiana” intervista Francesco Prisco sul caso “Bomba carta”. Riportiamo di seguito il testo.
Francesco Prisco: oggi chi punterebbe su Gadda o Fenoglio?
Un’organizzazione sovversiva che elimina critici e giornalisti colpevoli di perpetrare un sistema in cui pochi gruppi controllano tutta l’editoria e i premi letterati sono assegnati già in partenza. Francesco Prisco definisce il suo secondo romanzo, Bomba carta, «un “noir fantapolitico”, anche se mentre lo scrivevo è venuto fuori lo scandalo del Grinzane Cavour, mostrando come la realtà possa superare la fantasia».
- Scrive che «gli unici libri di successo sono quelli pensati per i non lettori».
«Sì, gli scaffali sono pieni di libri di calciatori e cantanti o costruiti a tavolino da autori valorizzati in base alla loro capacità di divenire personaggi spendibili in Tv. Qualche nome? Nel libro li ho un po’ camuffati, ma non è difficile riconoscerli. Comunque dubito che, se fossero vissuti oggi, autori come Carlo Emilio Gadda o Beppe Fenoglio avrebbero trovato un grande editore disposto a scommettere su di loro».
- Il suo libro è pubblicato da Guida, una storica casa editrice di Napoli.
«Sì, come tutti i piccoli editori è stata costretta a scendere a compromessi con i grandi per sopravvivere».
- E se uno di questi “grandi” le chiedesse di scrivere il suo prossimo libro?
«Sarei un ipocrita se rispondessi che sicuramente direi di no. Se ci fosse questa proposta però, non sarebbe per il valore di quanto ho scritto, ma solo perché, come spero, questo libro avrà venduto bene».
Eugenio Arcidiacono
Tutti i diritti riservati
Bomba carta a “JulieNews”
“Progetto New Economy”, programma di approfondimento economico e finanziario dell’emittente JulieNews, dedica la puntata di venerdì 24 febbraio 2012 al futuro dell’editoria e al caso “Bomba carta”. In studio, con la giornalista Gaia Bozza, lo scrittore Francesco Prisco e l’editore Diego Guida.
Bomba carta su “Albatros”
Il numero di marzo 2012 del magazine “Albatros” recensisce “Bomba carta”. Il servizio, riportato di seguito, è a cura di Livia Morelli.
Romanzo fantapolitico che mette sotto i riflettori il mondo editoriale con al centro di un’indagine, in chiaro stile noir, un commissario della Digos di Roma, Santaniello, che si trova ad indagare su un gruppo eversivo, che non prende di mira i politici, bensì critici, giornalisti e uomini d’affari asserviti al sistema editoriale. Un’opera che attraverso una narrazione forte ed un linguaggio moderno e diretto, denuncia quel quarto potere che continua a dominare sulla massima espressione di libertà: la letteratura. Chi vincerà questa lotta tra potere e ricerca della libertà? Lo rivelano le osservazioni del
nostro commissario nelle ultime pagine del romanzo che a volte sorprende e a volte fa
muovere le labbra ad un amaro sorriso, ripensando a quanto la libertà artistica sia spesso solo un’utopia, per la quale però vale sempre la pena di lottare.
Bomba carta nella “Recherche”
Antonio Piscitelli recensisce “Bomba carta” per la rivista letteraria “La Recherche”.
Il libro “Bomba” sul mercato dell’editoria nostrana
Vien subito in mente don Ciccio Ingravallo, il commissario del “Pasticciaccio” di Gadda, tanto per trovare il prototipo di questo Gaetano Santaniello, epigono, ma anche un po’ emulo del ben più noto predecessore. È lui, il Santaniello, a condurre le indagini su una serie di atti terroristici che l’Accolita Scrittori Anonimi (in acronimo LASA) mette a punto contro i personaggi simbolo del mondo dell’editoria, del giornalismo, della televisione, in pratica contro i padroni dell’informazione. Tutti assimilabili a reali personaggi pubblici, ben riconoscibili dietro la maschera di cognomi artatamente ammiccanti a qualche caratteristica degli originali.
Si tratta della versione romanzata de “La casta”, ma con la marcia in più d’una scrittura che, nel contaminare stili, si fa stile in proprio, allo stesso modo in cui un musicista nella combinazione di toni e semitoni, di tempi e pause afferenti crea l’originalità dello stile personale.
Bello, dunque, questo «Bomba carta» che Francesco Prisco ha pubblicato per l’editore Guida. La quarta di copertina lo definisce un noir, ma gli fa torto perché il colore nero poco si addice a un’opera che, per molti versi, è policroma, nell’intreccio, nelle variazioni tonali, nella felice contaminazione dei registri, nella caratterizzazione dei personaggi. Questi, coi loro tic, i loro vezzi, le loro parlate regionali, alludono all’illustre tradizione italica degli Zanni, tranne poi deludere le aspettative del lettore, perché da comici si fanno grotteschi, tragici nell’epilogo della vicenda narrata. Sì, perché l’umorismo iniziale evolve in satira feroce, poi in sdegnosa denuncia di un male che corrode dal di dentro il sistema democratico e ne narcotizza le coscienze critiche: lo sciocchezzaio banalizzante dei mezzi di comunicazione diventa la nostra coscienza, ci mette in testa i pensieri, in bocca le parole. Mai omologazione è stata più consona al Potere. È una sindrome di Stoccolma casereccia, con noi tutti beceri complici delle sentinelle della libertà di pensiero e espressione, beninteso una libertà condizionata, assai condizionata. Così l’industria della carta stampata, alla quale il titolo del libro allude, in combutta strategica con le reti televisive consociate, produce pennivendoli piuttosto che scrittori, imbonitori da strapazzo invece di giornalisti, opinionisti scemi quale degenerazione triviale delle menti pensanti. E rissa, null’altro che rissa infeconda.
Questo il senso di un’operazione letteraria che, per altri versi, mantiene l’autonomia del fatto in sé, vale a dire del romanzo fantapolitico ben scritto a vantaggio dei buongustai. Di questo si tratta soprattutto, di un’operazione d’alta cucina che, dosando opportunamente ingredienti vari, serve una pietanza affatto nuova e originale. Prisco è un sapiente alchimista della parola, costruisce pagine di intensa bellezza con materiale estrapolato dal bombardamento quotidiano del chiacchiericcio televisivo e dell’eloquio giornalistico, intinti, spesso senza soluzione di continuità, nel motto plebeo, nell’icasticità della parlata regionale, nel turpiloquio ben dosato e per nulla disturbante. L’allusione a Gadda è dunque un obbligo, benché occorra dire che il richiamo allo scrittore milanese è solo nell’identica capacità di coniare il mezzo linguistico e di calarlo nella materia, quasi a volerle inalare l’alito vitale. Così la vicenda narrata acquista dinamicità e colore nell’esplosività di una lingua creata di sana pianta e plasmata ad arte sulla psicologia dei personaggi. A volte basta una semplice battuta a darti intero il ritratto di un poliziotto, di un uomo di cultura, di uno studente universitario o a restituirti un’atmosfera, un ambiente, una forma mentis. Si vedano gli assolo dei personaggi o la splendida concertazione dei duetti, dei quartetti e persino di quel coro polifonico che è la mimesi di un talkshow televisivo e si capirà cosa intendo.
«Bomba carta» fa ridere, sicuramente, benché talvolta la risata si faccia amara e preluda al corruccio, a tratti commuove persino, quando questo o quel personaggio si accorge di non essere altro che un’impotente marionetta stritolata dai poteri occulti, quelli veri, quelli che conducono il gioco. Così Cristiano e Marta, che non hanno neppure il diritto di amarsi, così l’intellettuale Palanca e il mitomane Fabbri, così persino i tutori dell’ordine Gaetano Santaniello e Alberto Stefanelli, patetici questi nella loro pretesa di salvaguardare l’ordine democratico a discapito del garantismo giuridico. Allora il quadro ti si completa davanti agli occhi quando capisci che il cinismo dei grandi decisori, nonché manovratori del complesso marchingegno, non esita a sacrificare i suoi uomini se sono in gioco gli interessi della casta.
Lo scenario sembra quello dei turbolenti anni di piombo, con la differenza che il dissenso, questa volta, pare assai funzionale al Sistema, se non ne è la legittimazione pseudo-tautologica del genere L’état, c’est moi. Qui l’opposizione sembra provenire da infervorati intellettuali militanti, ai quali rispondono per le rime quelli organici, in un botta e risposta del quale è difficile prevedere gli esiti. Provate a indovinare chi vincerà e con quale vantaggio. Sono aperte le scommesse.
Quanto a me, punto su Francesco Prisco e sul suo bel libro. Se i grandi media avessero l’umiltà e il coraggio di dedicargli un poco d’attenzione, forse griderebbero al caso letterario. Ma dovrebbero essere masochisti e dubito seriamente che lo siano.
Antonio Piscitelli
Bomba carta nel magazine “dodici”
Il numero di gennaio-febbraio del magazine “dodici” dedica uno speciale di approfondimento all’operazione “Bomba carta”. Di seguito, l’articolo.
Il Marketing delle parole [dodici – gennaio_febbraio 2012)
Le ragioni della sfida. L’aggressività commerciale dei grandi gruppi editoriali del Nord. Soffocano il mercato e la concorrenza
di Luca Napolano
Qualcuno leggendo il numero di novembre 2011 si sarà interrogato sull’origine del volantino di questa fantomatica “Accolita scrittori anonimi” recapitato presso la redazione del “dodici” per annunciare l’imminente avvio del «processo al sistema delle concentrazioni editoriali». Qualche altro, alle prese con il numero di dicembre scorso, si sarà invece chiesto chi fosse questo commissario Gaetano Santaniello –napoletano immigrato a Roma capace come nessuno di stare «sempre nel posto sbagliato al momento giusto» – il cui nome chiudeva la galleria dei “Piedipiatti inafferrabili” della letteratura di genere. Le risposte a queste domande sono nel noir fantapolitico “Bomba carta” del giornalista Francesco Prisco, presentato venerdì 27 gennaio nella Saletta Rossa della libreria Guida Port’Alba, con l’inviato del Sole 24 Ore Mariano Maugeri, l’Italianista dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Domenico Giorgio, l’editore Mario Guida e il direttore del “dodici” Roberto Miele.
Il libro, appena dato alle stampe da Guida (euro 19, pp. 333), racconta i mali dell’editoria contemporanea partendo dalle gesta dello stesso commissario Santaniello, funzionario della Digos di Roma chiamato a inseguire le tracce del gruppo Lasa (acronimo de “L’Accolita scrittori anonimi”), organizzazione eversiva di autori indipendenti che sequestra, “processa” ed elimina critici, giornalisti e uomini d’affari asserviti alle sei grandi case editrici che dominano il mercato. Una “battaglia” condivisa. Un libro che stuzzica ferite mai rimarginate e tocca nervi scoperti della cosiddetta industria culturale di questo Paese, un’opera che – abbiamo ragione di credere – solleverà reazioni di disappunto e fastidio tra le “Sei sorelle” che tutto muovono in fatto di libri e giornali pubblicati e niente vogliono saperne di voci fuori dal coro. Una vera e propria “Bomba carta” che punta a scalfire i marmi inviolabili del Palazzo, un romanzo la cui battaglia “dodici”, magazine indipendente (tocca qui ribadirlo con forza) di informazione e approfondimento, ha scelto di condividere. Ecco perché ne abbiamo preceduto l’uscita con due provocatorie anticipazioni che sfioravano la tecnica del guerrilla marketing. Ecco perché, in questo numero speciale di gennaio/febbraio, abbiamo scelto di raccogliere in un forum il pensiero dell’autore e dell’editore. Le ragioni della sfida. Com’è nata l’idea di “Bomba carta”? Francesco Prisco riporta indietro le lancette di addirittura sessanta mesi: «Nel 2006 – racconta – sempre per Guida pubblicai “Psychedelicon”, un romanzo che era la riscrittura e la trasposizione del “Satyricon” di Petronio nella Londra del 1969. Reazioni entusiastiche da parte di chi lo ha letto: ho ricevuto notevoli attestati di stima dai giovani delle scuole che lo hanno adottato come testo di narrativa e, ancora adesso, conservo con gelosia una lettera nella quale il grande Edoardo Sanguineti, a pochi mesi dalla scomparsa, mi confidava divertito di averlo letto addirittura due volte di seguito». Il problema, tuttavia, stava altrove. «Non nello stile o nella materia trattata dal libro – prosegue Prisco – ma nel fatto che, siccome uscito per una casa editrice indipendente, è stato in molti casi ignorato dai grandi media nazionali, quelli che di fatto determinano la classifica delle opere più vendute. Facile comprenderne il motivo: questi stessi media sono sempre imparentati, quando non addirittura direttamente controllati, dalle “Sei sorelle”. Ergo devono recensire, o meglio promuovere prima di tutto i loro titoli». Lo spunto è buono per partire con una curiosa sfida: «Mi sono chiesto – aggiunge l’autore – che cosa accadrebbe se tutti gli scrittori che in questo Paese pubblicano per editori indipendenti creassero un gruppo terroristico e decidessero di “vendicarsi” a spese del sistema delle concentrazioni editoriali. Da qui è nata l’idea del gruppo Lasa. Da qui è partito “Bomba carta”». L’idea di Prisco ha immediatamente trovato sponda a Portalba. «Il libro – spiega l’editore Mario Guida – tocca una questione che riguarda ancora di più noi editori che operiamo nel Sud Italia, dove non esiste un network televisivo o un giornale che faccia opinione a livello nazionale. Siamo a tutti gli effetti una colonia: qui si parla esclusivamente della “cultura” prodotta dai colossi dell’editoria. Che stanno tutti al Nord». Dove tutto è nelle mani di pochi. Cosa significa confrontarsi e provare a essere competitivi su un mercato in cui «tutto è nelle mani di pochi»? Guida lo sa bene: «I sei grandi gruppi – commenta – che fanno il bello e il cattivo tempo, oltre ad aver in molti casi assorbito case editrici storiche, hanno anche aperto catene di librerie in tutto il Paese con l’effetto di eliminare del tutto la concorrenza. Queste stesse catene di librerie non acquistano i prodotti dei piccoli e medi editori». Un’aggressività commerciale che picchia duro sulla concorrenza: «Non è un caso – dichiara Guida – che i punti vendita indipendenti stiano chiudendo in tutta Italia. Difficile reggere l’urto delle major: le librerie associate ai grandi marchi hanno tra l’altro la possibilità di costruire elaborate campagne marketing, praticare sconti straordinari e promuovere il tutto attraverso i mezzi di comunicazione a loro disposizione». E il web – checché ne pensi Robert Darnton, il direttore della biblioteca di Harvard che predica un futuro “democratico” di testi consultabili gratuitamente on line – secondo Guida «non intaccherà lo strapotere delle gradi case editrici. Almeno da qui ai prossimi dieci anni».
Alla faccia della democrazia. Proprio il dibattito sulla libertà di stampa, intesa nella più ampia accezione possibile, rappresenta un passaggio cardine di “Bomba carta”. «Mentre ci lavoravo – ricorda Prisco – mi sono imbattuto in una vecchia edizione economica di “Ritorno al Mondo Nuovo” di Aldous Huxley. Fu sorprendente notare come, già nel 1958, l’intellettuale britannico si chiedesse fino a che punto si possa parlare di libertà di stampa in un Paese in cui i grandi player del mercato esercitano di fatto quello che oggi definiremmo un abuso di posizione dominante. Certi processi, in Inghilterra e negli Stati Uniti erano già in atto all’epoca, qui in Italia ci siamo arrivati più tardi ma i loro effetti sono stati comunque devastanti». Perché le “Sei sorelle”, come è espressamente scritto in “Bomba carta”, «si confrontano secondo le logiche di una blanda concorrenza e alla fine si tollerano, si sostengono reciprocamente, si recensiscono i rispettivi libri attraverso i rispettivi giornali, stringono alleanze, fanno cartello». Uno stato di cose che di fatto rende «pressoché impossibile un dibattito culturale autentico». O peggio: riduce «ai margini qualsiasi voce non allineata». In compenso, nella classifica dei libri più venduti abbonda il «nulla addomesticato» dei casi letterari creati a tavolino, i facciotti da copertina dalla grammatica traballante sapientemente tirata su dai miracoli dell’editing: ma non è letteratura tutto ciò, piuttosto, è un regime che andrebbe rovesciato, raso al suolo, fatto saltare in aria. Non ci resta che innescarla questa “Bomba carta”!
Bomba carta libro del mese per “Il Giornale della Libreria”
“Il Giornale della Libreria”, rivsta che dal 1881 informa i professionisti del mondo editoriale, sul numero di febbraio 2012 segnala “Bomba carta” come libro del mese. Di seguito riportiamo la recensione.
LIBRO DEL MESE
Di libri che parlano di libri sono ormai pieni gli scaffali delle librerie: da L’ombra del vento a Fahrenheit 451, passando per Il nome della rosa, Firmino, Il mercante dei libri maledetti e così via. Anche l e librerie sono spesso al centro degli intrighi dei romanzieri: basti pensare al successo raccolto da La libreria del buon romanzo qualche anno fa.
Se si passa al campo editoriale, oltre alla manualistica, la memorialistica propone numerosi titoli: da Calvino in Topolino, titolo del 1993 di Francesca Mora al più recente Alla guida dell’Einaudi, ritratto del patron della casa editrice torinese da parte del fidato autista Mimmo Fiorino. E ancora, Potresti anche dirmi grazie, ovvero gli scrittori spiegati dagli editori. Con Bomba carta (Guida editore) si inaugura ora un nuovo filone, ovvero quello del noir fanta-editoriale. Nel nuovo romanzo di Francesco Prisco, giornalista de «Il Sole 24 Ore» e già autore di Psychedelion, sempre per Guida, l’Italia è nelle mani di un’organizzazione eversiva che, ispirandosi ai grandi classici della letteratura mondiale, da Dante a Shakespeare, sequestra, tortura e uccide critici e giornalisti che fomentano il sistema delle concentrazioni editoriali. LASA, L’Associazione Scrittori Anonimi colpisce tutto il mondo editoriale, controllato da sei grandi gruppi, a colpi di messaggi che incitano al pluralismo: «Non siate indifferenti, siate differenti». Giornalisti, editori, librerie e agenti letterari sono le vittime degli attacchi e al tempo stesso i veri artefici della deriva presa dal Paese nel processo di omologazione e diffusione dei contenuti. Ad occuparsi del caso, Gaetano Santaniello, ruspante commissario campano che si avvale della collaborazione di un giovane studente amante di Wittgenstein per scoprire chi sta mettendo sotto scacco il mondo dell’informazione. Pensando alle recenti mosse di Amazon, e le conseguenti reazioni che ha suscitato al di qua e al di là dall’oceano, siamo certi che il filone potrebbe presto arricchirsi di numerosi altri titoli. Come direbbe Humphrey Bogart, è l’editoria, bellezza! (E. Molinari)






